Il vento fresco sulle braccia
il tuo profilo chiaro dipinto sul finestrino
ti illuminavano gli occhi fari di motociclette
e tu aggiustavi lo specchietto e parlavi, parlavi
per me poteva non finire mai, quella strada, quella notte
Lo sai che si ritrova sempre, il senso.
In un pomeriggio di giugno, gli occhi che bruciano per la mancanza di sonno, la finestra chiusa per non sentire il vocio dei turisti che si riversano tra le strade assolate di questa cittá sempre meno estranea.
Sulla soglia dei quaranta, ritornano le muse, come quando ti guardavo fumare accovacciata su quella panchina, la frangia sugli occhiali.
Questa volta sono nuvole argentate dagli occhi chiari, spesso struggenti, sono parole straniere senza significato, ne avverto solo il profumo. Prima non lo sentivo, il profumo. Non la vedevo, la pelle. Questa volta invece sí. E' piú potente, e do il peggio di me. Lo faccio sempre, con le muse.
Ritrovo il senso nel bisogno di raccontare (raccontarti?) quelli che rimarranno sguardi, confinati nell'ordinarietà di esistenze che ormai non possono piú permettersi incrinature. Solo una carezza sui capelli.